Il percorso di recupero di scritti e autori del primo Novecento italiano e non solo intrapreso da alcuni piccoli e medi marchi editoriali già da diversi anni si è arricchito, di recente, della ripubblicazione di un saggio di Mario Missiroli sulla figura di Georges Sorel.

Lo scritto, edito dalle edizioni Fergen per la collana “Profili”, rispolvera, come detto testualmente nella prefazione ad opera di Gennaro Malgieri, un saggio di un suo devoto seguace, quel Missiroli giornalista e direttore di quotidiani a tiratura nazionale del calibro de Il Resto del Carlino, Il Secolo, Il Messaggero e Il Corriere della Sera. Se, quindi, al saggista bolognese si deve la ricostruzione de “L’ultimo Sorel”, titolo della pubblicazione, non bisogna dimenticare che nella fucina di idee e illustri pensatori che fu l’inizio del XX secolo spetta a Benedetto Croce l’introduzione del pensiero sorelliano in Italia. Un pensiero in grado di essere fonte d’ispirazione sia per i sindacalisti rivoluzionari che per Benito Mussolini e perfino per Lenin in Russia.

Il quadro che emerge dallo scritto di Missiroli è quello di un Sorel grande indagatore dei fenomeni sociali, capace di leggerli, studiarli e descriverli senza alcun pregiudizio (cosa oggi del tutto dimenticata dagli ambienti accademici). Un Sorel che dopo essersi allontanato da Marx e dal marxismo pose Proudhon e Bergson come basi di una revisione totale della dottrina socialista facendoli convergere nell’elaborazione del mito dello sciopero generale.

Il “divenire sociale” (nome che ricalca anche quello della storica testata del sindacalismo rivoluzionario italiano) viene concepito dal filosofo transalpino come libera creazione sotto l’influenza dei miti sociali di un gruppo di uomini appassionati portati alle più alte cime dell’entusiasmo poetico.

Un uomo di pensiero Sorel, che poi provò a farsi uomo d’azione attraverso l’alleanza con i nazionalisti monarchici collaborando con la rivista Indépendancedove appose la sua firma accanto a quelle di Maurice Barrès e Paul Bourget. Un’alleanza dalla quale nacquero i “Cahiers du Cercle Proudhon” che, per via delle differenti prese di posizione in seguito allo scoppio della Prima guerra mondiale, avranno purtroppo vita breve. Della trasversalità del pensiero di Sorel affascina il suo modo di colpire i principali ideatori delle rivoluzioni attuate nel Secolo breve e se a proposito della Russia bolscevica il giudizio varierà dall’estrema prudenza iniziale ad una vera e propria incertezza per giungere al sostegno aperto alla rivoluzione, riguardo al Fascismo ci fu un allontanamento ancheda parte di quegli ambienti sindacalisti rivoluzionari, poi sindacalisti nazionali, che finirono col non accettare le critiche mosse dall’ex padre spirituale alla loro adesione al movimento guidato da Benito Mussolini. In conclusione resta l’autoemancipazione del proletariato il cavallo di battaglia dell’originalità e della grandezza del pensiero sorelliano.

Luca Lezzi