Vincenzo Boccia e Maurizio Landini uniti nella lotta ? Da quel che è emerso dalla domenicale  trasmissione “Mezz’ora in più” sia il Presidente di Confindustria che il Segretario Generale della Cgil sembrano manifestare curiose “affinità elettive”. Il tema è l’impatto negativodell’emergenza Coronavirus sull’economia italiana. Al di là delle soluzioni tecniche il richiamo di Boccia e di Landini offre inusuali prospettive  “di metodo”. Dice il primo: ridiamo voce e spazio ai corpi intermedi. Rilancia il secondo: qui occorre un tavolo di regia unitario, nel quale siano presenti, insieme al governo, i rappresentanti delle forze sociali e delle professioni.

C’è aria di concertazione, ma non solo. Il vecchio modello della concertazione, sperimentato a partire dall’ultimo decennio degli Anni ’90, aveva per oggetto soprattutto il “mercato del lavoro”, con particolare attenzione alle retribuzioni, alla flessibilità e alla previdenza e con espliciti richiami alle politiche di contenimento del deficit pubblico e dell’inflazione. Oggi all’ordine del giorno c’è la tenuta generale del nostro sistema produttivo, con particolare attenzione agli investimenti pubblici, alla modernizzazione dei relativi appalti, al recupero salariale da parte dei  lavoratori.

Se il contesto è dunque diverso, diverso appare l’approccio del rappresentante della Confindustria e del segretario della Confederazione tradizionalmente più conflittuale. Si tratta di una novità da non sottovalutare, viste le rispettive prese di posizione, cercando però – aggiungiamo noi – di uscire fuori dal piccolo cabotaggio dei “tavoli” occasionali per costruire organiche e durature occasioni partecipative.

Per fare che cosa ? Intanto per riportare al centro dell’attenzione la rappresentanza delle “competenze”. Come ci insegna la dottrina partecipativa il concetto di competenza ingloba quello di capacità e di adeguatezza e si unisce a quello di responsabilità. Non è solo una questione “tecnica”. In gioco c’è una nuova consapevolezza delle forze sociali e professionali al servizio della Nazione. Per questo c’è bisogno di un salto di qualità sulla strada dell’integrazione politica e sociale delle categorie produttive, avendo al centro i più ampi interessi nazionali.

Non sappiamo se Boccia e Landini siano veramente consapevoli della partita che si dovrà giocare a livello istituzionale. Certo è che l’Italia ha bisogno di trovare una diversa coscienza di sé, delle proprie capacità, del proprio destino, produttivo e non solo. E la strada maestra è costruire è organici strumenti partecipativi, nei quali dare voce, spazio e rappresentanza reale alle istanze e alle competenze del mondo del lavoro e della produzione. Per cogestire veramente l’emergenza ed andare oltre essa.

 

Mario Bozzi Sentieri