Negli ultimi anni dello strapotere capitalista e mondialista il settore primario e secondario italiani sono stati pressochè smantellati dall’ultraliberismo a favore di un terziario sempre più inefficace nel sorreggere l’intera economia nazionale.

Non a caso proprio l’UE ha fatto del settore terziario il proprio modello economico, tralasciando completamente l’agricoltura e l’impresa, relegando questi due “spazi vitali” ad una marginalizzazione mai avvenuta prima d’ora.

Complici della deriva distruttrice di questi anni, le pessime politiche adottate dall’UE come la deflazione dei prezzi – l’apertura del mercato alle leggi Wto senza pari condizioni, e scarsi investimenti per incentivare l’agricoltura costretta a ridurre i salari all’osso. Tali dinamiche non hanno fatto che accelerare la crisi dell’economia reale a favore delle troppe bolle speculative oggi all’ordine del giorno.

Il mercato globalista, quindi, ha palesemente fallito incapace di rispondere alle reali esigenze popolari e dei lavoratori, rimpinzando solamente le tasche delle grandi multinazioni e della feroce produzione straniera a danno della qualità della produttività italiana, oramai un lontano e nostalgico ricordo.

Ripartire dall’economia locale, d’altro canto, potrebbe essere la soluzione definitiva allo sfacelo degli ultimi vent’anni. Ma occorrerà ricominciare dalle contrade, dai campi, nobilitare nuovamente l’idea stessa del lavoro, fino a quando i territori stessi non saranno la spinta dal basso per una programmazione ragionata, decentrata, tesa al vero equilibrio fra capacità produttiva e piena occupazione.

In questo senso è il Sud, il sempiterno anello mancante, ad avere le più ampie riserve d’energia inespresse, bloccate da sempre nel più squallido patto assistenziale fra burocrazia e scambio elettorale.

Marco Tucillo
Segretario Gioventù Nazionale Pontecorvo