L’Eurispes conferma la questione meridionale. Senza sviluppo del Sud l’Italia muore. La riforma federalista ha peggiorato le condizioni del mezzogiorno.

L’analisi prende spunto da un dato inquietante. «Se della spesa pubblica totale si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla popolazione, emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma sottratta ammonta a più di 840 miliardi di euro netti». E 840 miliardi di euro in più fanno molta differenza. Il fatto è che, come dice il Rapporto Eurispes, lo Stato italiano spende ogni anno, e da molti anni, una cifra pro capite maggiore al Nord rispetto al Sud e la forbice tende ad allargarsi. Nel 2016 la spesa dello Stato al Centro-Nord è stata pari a 15.06 euro pro capite, contro i 12.040 euro pro capite del Mezzogiorno. Nel 2017, ultimo dato disponibile, la spesa destinata al Sud si riduce a 11.929 euro (-0,8%) pro capite mentre quella del Centro-Nord aumenta dell’1,6% toccando quota 15.297.

Fara rincara la dose: «Il Sud attende ancora giustizia e un’autocritica collettiva da parte di chi ha alimentato questa deriva». Quello che Eurispes definisce «il quasi monopolio economico» esercitato dal Nord sul mercato meridionale e nazionale, è partito nei primi anni dell’Unità d’Italia e «tutt’oggi essenzialmente è ancora in piedi». E qui l’analisi porta a considerazioni da tener presenti in vista del progetto di autonomia differenziata a cui il governo sta lavorando. Eurispes spiega che i rapporti commerciali tra Nord e Sud Italia, a vantaggio del Settentrione, sono resi possibili proprio grazie ai trasferimenti da Nord a Sud come frutto delle tasse pagate dalle aree settentrionali. È il cosiddetto “residuo fiscale” di cui oggi tanto si discute nell’ambito dell’autonomia differenziata chiesta da Lombardia, Veneto e in parte dall’Emilia Romagna.

Se questi trasferimenti fossero annullati o ridotti, si legge nel rapporto Eurispes «paradossalmente il primo a farne le spese sarebbe proprio il Nord, subendone le conseguenze peggiori». Il Rapporto cita a tale proposito uno studio della Banca d’Italia che dimostra come «tali trasferimenti tornano accresciuti al Nord, grazie all’esportazione dei prodotti verso il Sud».

da Quotidiano del Sud