Il coronavirus è il nuovo nemico da abbattere, ma questa volta seriamente. La situazione è sfuggita di mano causa incapacità di prendere decisioni concrete e soprattutto falso, stupido e deleterio perbenismo di facciata. Bisognava chiudere il paese e controllare, mettendo in quarantena, ogni soggetto umano proveniente dalla Cina, senza badare alla sua razza o etnia. Questo non è stato fatto e chi ha sbagliato, portando il Paese verso il caos, pagherà innanzi alla Nazione e alla storia.

Ora però tocca mostrare di esser popolo e non una semplice “espressione geografica”, bisogna saper fare quadrato e reggere l’urto facendo di tutto per bloccare la diffusione del contagio. Naturalmente per fare questo il governo ha chiesto la chiusura di tutte le attività produttive, grandi e piccole. La decisione è condivisa, poiché sembra essere l’unico modo per frenare la repentina diffusione del covid-19. In queste ore comodamente seduti sui nostri divani stiamo comprendendo quanto il sistema dell’austerità, dei tagli agli investimenti pubblici ha devastato l’intero paese e soprattutto un comparto fondamentale per la vita di tutto noi, la sanità. Ancora una volta nella storia stiamo capendo a nostre spese quanto lo Stato e la sua eterna funzione siano fondamentali per la stabilità e il benessere della comunità nazionale.

Allo stesso modo, mentre noi tutti cerchiamo di trovare una quadra per sconfiggere il virus e sopperire ai danni economici, la matrigna Unione Europea limita la nostra spesa pubblica e anticipa di un mese la firma per la modifica del MES. Eppure uno dei paesi cardini del sistema è in difficoltà, a breve lo saranno gli altri e a Bruxelles discutono di conti, crediti e debiti come banalissimi ragionier Filini. In questo momento l’Italia ha la necessità di poter investire e frenare il collasso economico che si sta realizzando e che aumenterà appena saremo fuori dal tunnel. Serve sostenere le classi meno abbienti, i lavoratori, le piccole e medie imprese e i giovani professionisti che senza una forte liquidità di supporto rischieranno la chiusura.

Grazie a Dio c’è una parte di paese che si muove, pensa e propone risoluzioni utili a superar la crisi. In Campania ad esempio un gruppo di giovani imprenditori e partite iva, guidati da Gianluca Vorzillo, ha dato vita ad un gruppo inizialmente virtuale per poi diventare realtà concreta. Il gruppo aveva come obiettivo quello di fare da collante tra le diverse anime produttive campane, soprattutto medio piccole, mentre ora si è già spostato a livello nazionale. La loro pagina facebook, covid-19 Emergenza ITALIA, ha raggiunto già circa 30.000 adesioni, oltre diverse migliaia di firme. Le loro proposte non toccano solo le imprese, ma i lavoratori e il tessuto produttivo tutto. Chiedono la sospensione del pagamento dei fitti per aziende e famiglie, la sospensione dei pagamenti di mutui ed altre forme di indebitamento bancario, sospensione pagamenti ordinario erario, sospensione dei pagamenti, rateizzazioni con agenzie delle entrate e riscossioni,sussidio diretto ai dipendenti pubblici e privati e chiusura di tutte le attività. Per quanto riguarda il sussidio diretto è estremamente importante che il governo tenti di metterlo in pratica, perché permette ai lavoratori di non pagare il conto della crisi, mentre alle piccole aziende di non rimanere senza liquidità.

Poiché obbligando i lavoratori alle ferie si rischia che quest’ultimi perdano il diritto per cui le ferie esistono nel nostro sistema giuridico e cioè soddisfare le esigenze psicofisiche fondamentali del lavoratore. Sinceramente dubito che obbligando a star chiusi con un clima effettivamente di tensione ci si possa rilassare concretamente, inoltre le ferie obbligatorie rappresentano anche una perdita economica per il lavoratore, che difficilmente le recupererà. Allo stesso modo le aziende, soprattutto le piccole, si troveranno nella situazione di dover pagare comunque la giornata per intero ai loro dipendenti senza aver avuto nessuna entrata perché chiusi. Va da sé che in questo caso l’intervento diretto dello Stato è fondamentale. Ovviamente anche per le grandi e grandissime realtà la necessità della chiusura è fondamentale, soprattutto dove ci sono grandi assembramenti, per evitare il contagio. In quel caso potrebbe essere prevista una cassa integrazione a zero ore, evitando per le grandi realtà l’utilizzo del pagamento diretto ai lavoratori, in quel caso l’azienda anticipa e in fase di conguaglio avviene la restituzione da parte dello Stato.

Tale azione dal basso dimostra come ancora una volta è la vita reale, dei lavoratori e delle piccole aziende che viene travolta da crisi straordinarie come questa che viviamo, ed ancora una volta tutto ci dimostra che senza la sovranità dello Stato non ci sia Europa che tenga.

Francesco Guarente