E’ in svolgimento in queste ore, nel capoluogo estense quella che si preannuncia una nutrita manifestazione di protesta del comparto frutticolo settentrionale, piegato in questo ultimo anno da una serie di eventi e congiunture sfavorevoli capaci di metterlo letteralmente in ginocchio, tra cui la principale è stata sicuramente l’emergenza fitosanitaria della cimice asiatica (Halymorpha halys).

A Ferrara sfileranno agricoltori dell’Emilia -Romagna, del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e del Friuli Venezia-Giulia, appartenenti a tutte le varie associazioni di categoria del settore, pronti a richiedere a gran voce di essere ascoltati dal nostro governo.

La scelta di marciare per le strade di Ferrara non è casuale, giacché la sola provincia ferrarese produce circa il 70% delle pere nazionali, il frutto più colpito dal temibile insetto, il quale ha inflitto danni calcolati sulla produzione di pere pari a 267 milioni di €. Una stima elaborata sulle perdite nella fase di raccolta, di post-raccolta e in quelle relative all’indotto. Cifre che salgono inserendo nel computo anche i danni subiti da pesche, nettarine, mele e kiwi, che fanno aumentare la conta dei danni fino a sfiorare di poco i 600 milioni di € in tutto il nord Italia.

Un massacro che vede la sola Emilia-Romagna mettere a serio rischio l’esistenza di oltre 5.000 imprese che danno lavoro a circa 20.000 addetti. A fronte di una situazione tanto grave l’attuale governo nell’ultima legge di bilancio ha stanziato un finanziamento a parziale copertura delle perdite subite: 80 milioni di € da ripartire in tre anni (40 nel primo e 20 nei restanti due). Nonostante i roboanti proclami del ministro Bellanova, che hanno risuonato su tutti i più importanti rotocalchi nazionali, si tratta di  briciole elargite per un dramma imprenditoriale che invece ha trovato voce giusto nelle pagine locali di qualche quotidiano e su riviste specializzate. La speranza è che domani la protesta alzi maggiormente l’attenzione sulle attuali difficoltà del nostro comparto frutticolo ed agricolo tutto, per una volta unito nel pretendere e richiedere una maggiore considerazione. Un’unità che vorremmo vedere più spesso in un settore che troppe volte marcia diviso per le assurde logiche “politiche” dei suoi rappresentanti sindacali, i quali  o si svegliano troppo tardi di fronte ai fatti compiuti o spesso cercano solo di sfruttare le proteste dei propri associati per farsi grassi di fronte alle telecamere.

Allora, oltre alla speranza, vorremmo anche elaborare un augurio ai nostri frutticoltori che oggi solcheranno le strade di Ferrara; ovvero quello di guardare un po’ oltre il breve termine, non limitandosi a chiedere giuste tutele e congrui risarcimenti di fronte alle innumerevoli calamità ed incognite che gravano sul settore.

È l’ora di pretendere una politica agricola di medio e lungo termine che non sia soltanto amministrazione di fondi europei, condita da una burocrazia farraginosa,  ma strumento di crescita ed innovazione. Servono servizi fitosanitari pubblici efficienti, un rinnovato ruolo di assistenza tecnica alle aziende, una rete efficiente e tempestiva di raccolta dati e interscambio di informazioni utili all’organizzazione produttiva e commerciale.

Se come ha scritto l’autorevole penna di uno dei massimi indagatori dell’agricoltura italiana – Antonio Saltini – il nostro paese è “tanto ricco d’ingegno quanto povero di attitudini al lavoro coordinato”, sarà proprio dal superamento di questa storica carenza, valida per gran parte dei comparti della nostra economia, che potremo imboccare un ritrovato cammino di reale progresso.

 
Sandro Righini